sabato 10 gennaio 2009

Girotondo



Se verrà la guerra, Marcondiro'ndero
se verrà la guerra, Marcondiro'ndà
sul mare e sulla terra, Marcondiro'ndera
sul mare e sulla terra chi ci salverà?

Ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà.

La guerra è già scoppiata, Marcondiro'ndero
la guerra è già scoppiata, chi ci aiuterà.

Ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro'ndera
ci aiuterà il buon Dio, lui ci salverà.

Buon Dio è già scappato, dove non si sa
buon Dio se n'è andato, chissà quando ritornerà.

L'aeroplano vola, Marcondiro'ndera
l'aeroplano vola, Marcondiro'ndà.

Se getterà la bomba, Marcondiro'ndero
se getterà la bomba chi ci salverà?

Ci salva l'aviatore che non lo farà
ci salva l'aviatore che la bomba non getterà.

La bomba è già caduta, Marcondiro'ndero
la bomba è già caduta, chi la prenderà?

La prenderanno tutti, Marcondiro'ndera
siam belli o siam brutti, Marcondiro'ndà

Siam grandi o siam piccini li distruggerà
siam furbi o siam cretini li fulminerà.

Ci sono troppe buche, Marcondiro'ndera
ci sono troppe buche, chi le riempirà?

Non potremo più giocare al Marcondiro'ndera
non potremo più giocare al Marcondiro'ndà.

E voi a divertirvi andate un po' più in là
andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà.

La guerra è dappertutto, Marcondiro'ndera
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?

Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori
i boschi e le stagioni con i mille colori.

Di gente, bestie e fiori no, non ce n'è più
viventi siam rimasti noi e nulla più.

La terra è tutta nostra, Marcondiro'ndera
ne faremo una gran giostra, Marcondiro'ndà.

Abbiam tutta la terra Marcondiro'ndera
giocheremo a far la guerra, Marcondiro'ndà...

Girotondo di Fabrizio De Andrè


sabato 3 gennaio 2009

Gaza. Ecco le foto che i media non mostrano

"Condannare le due parti: peggio degli assassini"
di Michel Warschawski

Barak, Olmert, Livni e Ashkenazi un giorno dovranno rispondere di crimini di guerra davanti a una corte di giustizia, come altri criminali. Di conseguenza, è nostro dovere informare sui loro atti e dichiarazioni per essere sicuri che paghino per i massacri che hanno ordinato e commesso.

Ma un’altra categoria di criminali potrebbe sfuggire ai tribunali. Questi non si sporcano le mani del sangue dei civili, ma forniscono le giustificazioni intellettuali e pseudo morali agli assassini. Formano l’unità di propaganda del governo e dell’esercito di assassini.

Gli scrittori israeliani Amos Oz e A. B. Yehoshua sono gli esempi tipici di simili miserabili intellettuali, e non è la prima volta! Ad ogni guerra si offrono volontari nello sforzo militare israeliano, senza neanche l’arruolamento ufficiale. Il loro primo compito è quello di fornire delle giustificazioni all’offensiva israeliana, poi, in un secondo tempo, piangono la verginità perduta e accusano il campo avverso di averci costretto ad essere brutali.

La giustificazione fornita da Oz sul Corriere della Sera e da Yehoshua su La Stampa è chiaramente di dover reagire ai missili su Sderot, come su tutto fosse iniziato con questi missili: «Ho dovuto spiegare agli italiani – scrive Yehoshua su Haaretz del 30 dicembre 2008 – perché l’azione israeliana era necessaria…»

Yehoshua e Oz hanno dimenticato i 19 mesi di brutale assedio israeliano imposto a un milione e mezzo di esseri umani, privandoli delle forniture più elementari. Hanno dimenticato il boicottaggio israeliano e internazionale verso il governo palestinese democraticamente eletto. Hanno dimenticato l’isolamento forzata tra Gaza e la Cisgiordania, separazione imposta per isolare e punire la popolazione di Gaza per la sua scelta democratica scorretta.

Dopo aver scelto di riscrivere la cronologia degli eventi, Oz e Yehoshua usano l’argomento della simmetria: la violenza è usata dalle due parti e vi sono vittime innocenti a Gaza come in Israele. In effetti, ogni civile ucciso è una vittima innocente. Allo stesso tempo, la cronologia e i numeri non sono fuori luogo: 3 civili israeliani sono stati uccisi nel sud di Israele, ma solo dopo che l’aviazione israeliana aveva messo in atto il massacro pianificato nel centro della città di Gaza, ammazzandone oltre 300.

Questa posizione degli intellettuali più noti di Israele serve da giustificazione morale al sostegno che il partito della sinistra sionista Meretz offre all’aggressione criminale del ministro della difesa Barak. A tempo debito anche Meretz esprimerà la sua opposizione alle uccisioni, ossia quando la comunità internazionale esprimerà la propria preoccupazione per le colpe di Israele. Per il momento questa comunità internazionale resta silenziosa e sembra anche felice del contributo israeliano alla propria santa crociata contro la minaccia islamica globale.

Per dimostrare preoccupazione, l’Europa invia un’assistenza sanitaria (simbolica) alla popolazione di Gaza. Sentendo il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner sostenere l’azione israeliana, mentre annuncia la decisione di inviare generi umanitari a Gaza, non ho potuto fare a meno di ricordare le informazioni sulle delegazioni della Croce Rossa Internazionale che avevano visitato i campi di sterminio nazisti con cioccolata e biscotti. So che non è la stessa cosa, ma nessuno può determinare le associazioni mentali.

Bernard Kouchner ha comunque una circostanza attenuante: i regimi arabi, in particolare quello di Hosni Mubarak, sostengono l’aggressione israeliana. E anch’essi manderanno cioccolato e biscotti ai bambini di Gaza, salvo, ovviamente, a quelli che giacciono morti all’ospedale di Shifa.

Michel Warschawski
Alternative Information Center
Beit Sahour/Gerusalemme

giovedì 25 dicembre 2008

Auguri...


DI GIORGIO GABER E SANDRO LUPORINI

Ora basta con la finzione. Io ho 50 anni siamo in pieno 2000 e mi domando che eredità stiamo lasciando ai nostri figli? Forse in alcuni casi un normale benessere, ma non è questo il punto...
Voglio dire c’è un’ idea, un sentimento, una morale, una visione del mondo?
No, tutto questo non lo vedo. Allora ci saranno senz'altro delle colpe.
Si, il coro della tragedia greca: “... I figli devono espiare le colpe dei padri”. Siamo forse noi i padri insensibili, autoritari, legislatori di stupide istituzioni? Credo di no. Allora dove sono le nostre colpe? E che è troppo facile per noi essere pacifisti, antiautoritari e democratici. I nostri nonni hanno fatto la Resistenza... forse... avremmo dovuto farla anche noi... la Resistenza. E’ sempre tempo di resistenza... magari ad altre cose. Allora perché invece di esibire il nostro atteggiamento libertario non abbiamo dato lo sguardo all’avanzare dello sviluppo insensato?

Perché invece di parlare di buoni e di cattivi non abbiamo alzato un muro contro la mano invisibile e spudorata del mercato?
Perché avvertiamo l’appiattimento del consumo ma continuiamo a comprare motorini ai nostri figli?
Perché non ci siamo mai ribellati alla violenza dell’oggetto? Perché non abbiamo mai preso in considerazione parole come essenzialità. Il Mercato... ci ringrazia. Gli abbiamo dato il nostro prezioso contributo.
E voi, ... sì ...voi come figli...
Voi venticinquenni di ora, non avete neanche una colpa?
Dove è il segno di una vita diversa? Forse sono io che non lo vedo
Ma rispondetemi, dove è la spinta verso qualcosa che sta per rinascere?
Dove è la vostra individuazione del nemico?
Quale resistenza avete fatto contro il potere, contro le ideologie dominanti, contro la logica del consumo, contro il dilagare del superfluo?... Il Mercato ringrazia anche voi.

D’accordo non posso essere io a lanciare ingiurie contro la vostra impotenza, c'ho da pensare alla mia
Però spiegatemi perché vi abbandonate ad un’inerzia così silenziosa e passiva?
Perché vi rassegnate a questa vita mediocre, senza l’ombra di un desiderio vero, di uno slancio, di una proposta qualsiasi?
Vitale, rigorosa, qualcosa che possa esprimere almeno un rifiuto, un’indignazione... un dolore.
Perché il dolore ti aiuta a crescere, il dolore è visibile... chiaro... localizzato.
Ma quale dolore? Ormai non sappiamo neanche più cos’è... Il dolore... siamo caduti in una specie di noia, di depressione
... certo il marchio dell’epoca, la malattia dell’epoca.
E quando la depressione s’insinua dentro di noi... tutto sembra privo di significato...s enza sostanza... senza nulla.
Salvo questo nulla... non identificabile... che ci corrode.

Giorgio Gaber e Sandro Luporini

giovedì 18 dicembre 2008

Ipse dixit

Io: più a destra di Fini"
"Di Pietro ha stretto il Pd in un abbraccio mortale". E' uno dei passaggi di Silvio Berlusconi ai senatori del Pdl durante il consueto brindisi di auguri. Il premier si e' soffermato a lungo sulla crisi finanziaria, ha ringraziato tutti gli esponenti del partito per il lavoro a Palazzo Madama e ha sottolineato soprattutto la vittoria di Chiodi in Abruzzo. "Anche quelli di An mi hanno acclamato, hanno capito che io sono piu' a destra di Fini...". Ha scherzato il Cavaliere.

Il capitale non conta niente, siamo al comunismo
Berlusconi sollecita a reagire alla recessione internazionale. Ma critica la Fed, la banca centrale statunitense, per aver portato il tasso d'interesse sul denaro in prossimità dello zero. "In questo momento il capitale non conta niente, siamo al comunismo", il presidente del Consiglio si fa una risata e parla alla conferenza degli ambasciatori alla Fernesina. "E' un paradosso. Il capitale - osserva - soffre l'inflazione e non ha nessuna possibilità di rendimento". Il capitale "va investito nelle aziende" e non depositato nelle banche.

Pronta la riforma della giustizia. Le intecettazioni: solo per mafia e terrorismo
"Abbiamo pronta una riforma della giustizia penale nella direzione auspicata da tutti gli italiani", afferma Silvio Berlusconi. Il giorno dopo la bufera giudiziaria che travolge la giunta di Napoli il premier rivendica il 'garantismo' del centrodestra. Quanto alle intercettazioni: "Saranno concesse solo per reati di terrorismo internazionale e di mafia, delitti con pene dai 15 anni in su".

mercoledì 17 dicembre 2008

Il Parlamento europeo respinge la proposta della settimana di lavoro fino a 65 ore


Il Parlamento europeo ha respinto in seconda lettura la proposta di portare la settimana di lavoro nell'Ue fino a 65 ore. Tutti gli emendamenti della Commissione lavoro sono stati approvati. Quello determinante, passato con 421 si', 273 no e 11 astensioni, stabilisce che l'orario settimanale e' di 48 ore e concede tre anni agli Stati Ue per derogarvi arrivando alle 65 ore settimanali, di fatto eliminando la possibilita' di 'opt out' al termine del periodo transitorio.
canisciolti.info

martedì 16 dicembre 2008

Prime considerazioni sulle elezioni in Abruzzo

Sull’Abruzzo non c’è pace:è circa mezzanotte e stiamo ancora cercando di districarci tra i dati che arrivano dalle prefetture, quando apprendiamo che Luciano D’Alfonso, sindaco di Pescara e segretario Regionale del PD è stato arrestato con l’accusa di concussione. Credo che questo episodio, più di ogni altra considerazione, illumini efficacemente le ragioni della sconfitta elettorale
del centrosinistra e della bassa affluenza degli elettori alle urne. Ormai la mancanza di etica nella gestione delle risorse pubbliche e la scarsa trasparenza dei rapporti tra amministratori e imprenditori ha prodottouna vera e propria crisi della democrazia rappresentativa; gli elettori non si fidano più di nessuno e non riconoscono differenze sostanziali tra i vari schieramenti. Così accade che in Abruzzo voti poco più del 50% degli aventi diritto il che comporta che il Presidente della coalizione di centro destra , che ha vinto con il 48% dei voti validi, governerà con il consenso di solo un quarto della popolazione. La questione morale trascina con sé una questione democratica sulla quale occorrerebbe riflettere se si vuole proporre un’alternativa di cambiamento che solleciti la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche.
Mentre scrivo i dati elettorali non sono ancora completi ma emergono già alcune tendenze chiare: la coalizione di centro destra vince con un distacco consistente( 5-7 punti) grazie a due liste locali, il Movimento per le autonomie e Rialzati Abruzzo che in provincia dell’Aquila hanno rispettivamente il 10 e l’11%. Il PD ha un vero tracollo perdendo circa 13 punti rispetto alle recenti elezioni politiche; l’IDV oscilla intorno al 14% e nella città dell’Aquila è il primo partito del centrosinistra con qualche voto in più del PD e una percentuale del 18%. La nostra lista “la Sinistra” si attesta regionalmente al 2,4%, il che dovrebbe permetterci di eleggere un consigliere regionale; insieme con Rifondazione(2,8) e il Pdci( 1,9) le forze che avevano dato vita all’arcobaleno si attestano attorno al 7%. Per analizzare questi dati nel dettaglio sarà necessario aspettare domani, avendo i dati definitivi, ma intanto è già possibile fare alcune considerazioni:
-- noi esistiamo, siamo una piccola forza che comincia a radicarsi nel territorio.
-- non siamo in grado tuttavia di intercettare il desiderio di cambiamento degli elettori che guardano con più fiducia all’IDV.
-- il PD perde consenso e noi dobbiamo definire meglio cosa significa “nuovo centro sinistra” anche alla luce delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il maggior partito della coalizione.
Di questo e di altro dovremo cominciare a ragionare da domani, quando saranno più chiari i rapporti numerici all’interno della neoeletta assemblea regionale e gli spazi per un’opposizione ferma sia alle politiche di privatizzazione della sanità, annunciate in campagna elettorale, sia all’insediamento di produzioni altamente inquinanti come risposta alla crisi occupazionale.
dal portale nazionale di Sd

lunedì 15 dicembre 2008

Intervento di Mimmo Saponaro all'assemblea nazionale dell'Associazione per la Sinistra

Grazie ai Compagni di Alliste per la realizzazione del video

Comunicato stampa sugli scontri tra forze dell'ordine e studenti presso l’Università del Salento durante l'inaugurazione dell'a.a.

La Federazione provinciale di Lecce della Sinistra Democratica esprime piena solidarietà agli studenti salentini, cui oggi è stato impedito di manifestare liberamente e pacificamente il loro pensiero durante l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università del Salento.

Condividiamo totalmente la preoccupazione degli studenti riguardo al futuro dell’Ateneo salentino che rischia il collasso finanziario a seguito dei tagli previsti dal governo.

Quello che più ci rammarica è che le istituzioni continuano a praticare il loro sport preferito: quello del rimbalzo di responsabilità con il Magnifico Rettore e il Questore di Lecce che dichiarano di non essere in alcuno modo responsabili della violenta reazione che le forze dell’ordine hanno avuto nei confronti dei manifestanti, i quali intendevano solo esporre uno striscione in fondo alla sala dove si teneva la cerimonia.

Chiediamo che si faccia luce sull’accaduto e che siano rintracciate le responsabilità perché anche questo avvenimento non resti una pagina nera che ha impedito il diritto costituzionale di libera manifestazione del pensiero.

Mimmo Saponaro
Coordinatore provinciale SD del Salento

venerdì 12 dicembre 2008

Per la Sinistra. Diretta dalle 13 alle 18 di sabato, 13 dicembre

Social card. Dal welfare alla carità

Scoprire che esiste la povertà è importante e cercare di arginarla è fondamentale. Ma, come ci sono modi diversi di spiegare l’indigenza, ci sono metodologie di intervento politiche diverse, sia pure all’interno di uno stesso sistema che stenograficamente si può definire capitalistico.
Figlio della filosofia del Welfare, questo sistema potrebbe cercare di rafforzare i meccanismi di uno Stato sociale attraverso apposite politiche pubbliche di ridefinizione strutturale della ricchezza a favore dei meno abbienti. Oppure, in opposizione a tale filosofia e perseguendo l’ideologia liberistica, può pensare di attenuare (non certo di risolvere) il problema, smantellando tutto ciò che rimane del Welfare e santificando, con la leggerezza dell’elemosina, l’esistenza della povertà, o meglio dei poveri.
La prima ipotesi prefigura, infatti, una prospettiva di manovra contro la povertà; la seconda, invero, ne prospetta una contro i poveri. Alla prima si possono annoverare anche gli studi di analisi delle politiche pubbliche sviluppatisi in America negli anni ’60 per seguire l’esito di vari programmi di politica sociale (appunto gli antipoverty programs), mentre alla seconda si può abbinare l’azione del governo italiano in carica che scopre la povertà.
Infatti il bonus alle famiglie e soprattutto la social card rappresentano forme minimali di una caritas che tende a legittimare poi tutto il resto, indicando in maniera quanto mai etichettante la fascia più povera della popolazione, in una sorta di teoria del labelling che sappiamo quanta “fortuna” abbia avuto in criminologia e nella sociologia della devianza.
Definita in vario modo, la social card, oltre a ricordare qualcosa che pensavamo tramontato nell’oblio di un torbido passato, è stata efficacemente definita da C. Saraceno come un “embrione di reddito minimo”, anche se non si capisce perché venga limitata solamente agli anziani e alle famiglie con bambini al di sotto dei tre anni, perché certo non sono gli unici ad aver bisogno di un aiuto economico. Altra cosa sarebbe una politica capace di garantire un reddito minimo per i bisognosi, nonché una indennità di disoccupazione e se la social card, carente come si è visto, nel metodo e nel merito, esiste in altri Paesi, bisogna pur sempre ricordare che nell’Europa a 15 solo l’Italia e la Grecia non prevedono l’indennità di disoccupazione.
Ancora una volta le risorse maggiori vengono destinate altrove e l’elemosina istituzionalizzata non fa altro che contribuire al martellamento continuo sul nostro Welfare. Le politiche pubbliche tendevano attraverso il diritto uguale a smussare le disuguaglianze e a creare uguaglianze sostanziali. La social card, invece, stressa le disuguaglianze, le etichetta, le ipostatizza. Essa vuole diventare strumento di implosione dei conflitti e garanzia di controllo sociale così come era nella vecchia impostazione delle poor laws inglesi di ottocentesca memoria.
Perciò senza uguaglianza, come ha recentemente detto G. Zagrebelsky, la società diventa gerarchia e i diritti cambiano natura: “per coloro che stanno in alto, diventano privilegi e, per quelli che stanno in basso, concessioni o carità”.

giovedì 11 dicembre 2008

Assemblea nazionale per la Sinistra. Le primarie delle idee

Il 13 dicembre non sarà solo una festa. Ne abbiamo fatte tante, di feste: servono a star bene insieme, a contare le facce conosciute, a mettere in fila un po’ di bei discorsi, a mostrare i muscoli. E a ritrovarsi confusi e svuotati il giorno successivo.
Il 13 dicembre sarà una scelta. Convinta e impegnativa. La scelta di aprire questo processo costituente al paese, di sottrarlo alle prudenze dei gruppi dirigenti, di incarnarlo nelle passioni e nella generosità di chi sente tutta l’urgenza di una nuova sinistra in Italia.
Non staremo qui a dirci ancora una volta quanto “nuova” debba essere questa sinistra: abbiamo impegnato quattro mesi, dall’assemblea di Cianciano in poi, a ragionare sull’eredità che le culture politiche del secolo scorso ci hanno lasciato. Ci siamo detti cento volte che quell’eredità non va congelata né rifiutata ma rielaborata, impastata con una lingua diversa, arricchita con pratiche finalmente democratiche, finalmente inclusive. Abbiamo parlato delle troppe liturgie e dell’urgenza di abbandonarle. Abbiamo compreso che questo progetto non riuscirà a sommare tutta l’attuale sinistra (difficile tenere insieme chi si sente comunista dentro, e chi invece festeggia ogni giorno l’orgoglio comunista…), ma che oggi la virtù politica essenziale, più che l’unità ad ogni costo, è la coerenza: ovvero la capacità di utilizzare lo stesso alfabeto, di condividere la stessa ricerca, di affrontare lo stesso mare.
La sinistra italiana che nascerà il 13 dicembre sarà il racconto di questo tempo e di questo paese. Ma ne sarà anche il rimedio. Una sinistra del fare, più che dell’affermare. Questo ci siamo detti: e ce lo siamo detti a lungo. Adesso dobbiamo cedere ad altri la parola, lasciare che essa venga raccolta da chi questa nuova sinistra la sta già fabbricando nella pratica politica quotidiana, nel lavoro sui territori, dentro le amministrazioni, nei tempi serrati delle cento assemblee che abbiamo già svolto.
Cosa sarà e “quando” sarà questa nuova sinistra italiana? E’ ciò che cominceremo a decidere insieme tra due settimane. Posso solo dirvi cosa non dovrà essere: né un circolo di cultura, né un repertorio di tatticismi o di parole reticenti. Perché questo progetto decolli, perché diventi subito pane quotidiano e sfida elettorale in Italia e in Europa, occorre molta generosità. E poco politicismo. Esattamente l’opposto di ciò che è accaduto ad aprile.
Claudio Fava, coordinatore nazionale Sd