giovedì 27 novembre 2008

Per la Sinistra. L'appuntamento è il 13 dicembre

Decisione confermata, ci si vede a Roma sabato 13 dicembre prossimo per varare “Per la Sinistra”. Di questo si è discusso il 27 novembre attorno al “Tavolo della Costituente di Sinistra” allestito anche questa volta nel salone della Casa internazionale delle donne. A fissare l’appuntamento di metà dicembre era stato il Documento “Costruire la Sinistra: il tempo è adesso” presentato lo scorso 7 novembre in una conferenza stampa alla quale parteciparono, tra gli altri, Moni Ovadia, Maria Luisa Boccia, Giorgio Parisi, Claudio Fava, Nichi Vendola, Paolo Cento e Umberto Guidoni, e poi sottoscritto da migliaia di donne e uomini attraverso la rete e nelle tante iniziative che si sono tenute nelle diverse città di Italia.

E sono proprio i tanti firmatari del Documento, i gruppi e le associazioni nati localmente attorno alla speranza che il tempo per costruire una nuova sinistra sia arrivato, che hanno voglia di spendere tempo e passione per un progetto concreto, che dovranno essere i protagonisti del 13 dicembre. Per organizzare, nel poco tempo che ci separa da quella data, l’incontro è stato individuato un gruppo di lavoro nazionale che ha il compito di preparare l’assemblea e di raccordarsi con il territorio. All’inizio della prossima settimana , quindi, per conoscere luogo e orario precisi, programma dettagliato dell’incontro.

Il Documento

mercoledì 26 novembre 2008

Partecipazione. Spot istituzionale della Regione Puglia


martedì 25 novembre 2008

Milano: il Comune nega riconoscimento ad Enzo Biagi. E a Saviano niente cittadinanza onoraria

Il giornalista Enzo Biagi, scomparso lo scorso anno, non riceverà la grande medaglia d'oro alla benemerenza civica del Comune di Milano. Dopo la fumata nera di lunedì notte, la commissione per l'assegnazione delle onorificenze non ha accolto la candidatura presentata dal centrosinistra e a suo tempo sostenuta anche dal sindaco di Milano, Letizia Moratti. Tutta la maggioranza di centrodestra ha infatti votato contro a un riconoscimento che, per essere assegnato, avrebbe dovuto ottenere i 4/5 dell'assise. Non è passata nemmeno la proposta di dare allo scrittore Roberto Saviano la cittadinanza onoraria, e come bastasse a compensare "la mancanza". Milano organizzerà una giornata di approfondimento sui temi della camorra invitando l'autore di 'Gomorra'.

«Dopo aver onorato la memoria di Biagi con l'iscrizione al Famedio del cimitero monumentale - ha spiegato Gallera, capogruppo di Forza Italia - la sua candidatura alla grande medaglia d'oro non era per rendere un merito alla persona, ma per farne uno strumento politico. Noi ci siamo voluti sottrarre a questo gioco». Il consigliere della sinistra, Basilio Rizzo, ha deciso di non partecipare al voto sulle altre onorificenze, dopo aver preso atto dell'orientamento contrario del centrodestra, stigmatizzando «la vittoria dei veti e dei soggiacimenti ai veti». «Triste rammarico per l'assenza di Biagi - è il commento di Pierfrancesco Majorino - non ci aspettavamo che il centrodestra contraddicesse la volontà del sindaco. Il nostro pensiero e il nostro abbraccio va ora ai familiari».

La grande medaglia d'oro negata a Biagi, è stata invece assegnata alla Mondadori, al Conservatorio di Milano e al critico Raffaele Degrada. Tra gli altri benemeriti Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz, don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, e Stefano Borgonovo e il chirurgo Mario Melazzini, entrambi affetti da Sla.

Inoltre, dopo la bocciatura alla grande medaglia d'oro, il sindaco di Milano ha escluso che proporrà di sua spontanea volontà un'intitolazione di una via della città al giornalista. «Lasciamo un attimo - ha affermato Letizia Moratti - che queste divergenze di opinione si sedimentino: la memoria deve essere onorata anche con la pacificazione, che credo sia altrettanto importante».
«In questo momento - ha poi aggiunto a precisa domanda sull'intenzione di titolargli una via - non mi sento di proporre niente».

L'ipotesi di omaggiare Biagi con un riconoscimento toponomastico in alternativa alla benemerenza civica era stata caldeggiata durante le concitate ore della discussione in commissione, ma poi era naufragata vista la contrarietà del centrosinistra a ritirare la candidatura del giornalista. «La medaglia d'oro, per regolamento, - ha quindi aggiunto - viene conferita quando c'è una maggioranza ampia, quindi non mi sento di dare nessun tipo di giudizio».

«Mi auguro - ha poi concluso il sindaco - che le divergenze di opinione non alterino la memoria che Milano e tutti noi manteniamo di un grande giornalista».
l'Unità.it

PD. Tre fatti, tre reazioni

Fatto n.1.

Riccardo Villari viene eletto Presidente della Commissione di Vigilanza RAI anche grazie ai voti della maggioranza berlusconiana. Il centro-sinistra insorge e propone il nome di Sergio Zavoli, che sarebbe bene accetto anche dal centro-destra. Villari avrebbe dunque dovuto dimettersi per far posto a Zavoli, neo-candidato del partito veltroniano dopo che per ben 44 volte non si era riusciti a trovare il consenso sul nome di Leoluca Orlando, espressione dell’IDV di Antonio Di Pietro. Nella logica dei pesi e contrappesi (leggi: pugnalate e contropugnalate, n.d.r.) della partitocrazia sarebbe tornato tutto a posto, senonché Villari non si dimette affatto e Zavoli resta in panchina.

Fatto n.2.

Nel corso di un programma televisivo sul tema della Commissione di Viglianza RAI il Latorre (PD) passa un sottile foglietto di carta - che subito la stampa definisce un “pizzino” - a Bocchino (PdL) suggerendogli di citare il caso della Corte Costituzionale per indicare come in quella occasione il PdL avesse ceduto su Pecorella (e che quindi non ci sarebbe stato nulla di strano se anche il PD avesse ceduto su Orlando, n.d.r.). Il tutto è documentato da Striscia la Notizia.

Fatto n.3.

La senatrice Paola Binetti associa l’omosessualità alla pedofilia. Il movimento gay insorge.

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Reazione n.1.

Villari è espulso dal Gruppo del PD al Senato.

Reazione n.2.

Di Pietro chiede a Veltroni un’istruttoria sul caso. Non pervenuta la risposta di Veltroni.

Reazione n.3.

Veltroni si smarca.

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Morale della favola.

Fulmini immediati per chi osa sfidare le logiche partitocratiche. Un buffetto sulla guancia per chi suggerisce al nemico come battere l’alleato. E la Binetti pensi un po’ quello che vuole, tanto a noi checcenefrega?

mentecritica.net

lunedì 24 novembre 2008

Mani pulite? Mise fine a 50 anni di progresso e benessere

"Mani pulite mise fine a 50 anni di benessere". L'affondo politico rriva al termine di una giornata fitta di impegni a sostegno di Gianni Chiodi, il candidato del Pdl alla presidenza della Regione Abruzzo. In un comizio a Pescara Silvio Berlusconi dà la sua lettura di Mani Pulite: nel 1992 la magistratura "iniziò un'azione verso i cinque partiti democratici che, pur con molti errori, erano riusciti a garantire anni di progresso e benessere". Nessun riferimento esplicito, almeno in questo passaggio, ad Antonio Di Pietro, che però il presidente del Consiglio nomina in un momento successivo del suo intervento. Al nome del leader dell'Italia dei Valori la platea reagisce con dei fischi e il Cavaliere commenta: "Intervento sgraziato ma efficace".

In precedenza, nei vari appuntamenti della giornata, il presidente del Consiglio, aveva lanciato attacchi ai giornalisti della Rai, alla sinistra che "diffonde pessimismo, con il donchisciottesco" pacchetto Ue per il clima".

Mani Pulite.
Nella visione di Berlusconi "quella magistratura fece scomparire Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli". Fu quella situazione a determinare la sua scelta: "E' lì che abbiamo iniziato la nostra avventura di libertà. Ci trovammo in una situazione per cui noi cittadini che non avevamo mai pensato di scendere in politica avevamo di fronte una realtà per cui le elezioni del 1994 avrebbero comportato il Pci e i suoi alleati con il 34% dei voti a occupare l'82% dei seggi parlamentari. Questo era il risultato di accurate indagini che mi furono proposte nel giugno del 1993. Trasalii pensando che il Paese non potesse consegnarsi a chi aveva nel proprio credo e simbolo quella falce e martello che la storia ci aveva insegnato come simbolo di paura, terrore, Stato poliziesco e morte". "Decidemmo in alcuni - conclude Berlusconi - di lasciare le nostre professioni e dedicarci al Paese.
Le cose non sono molto cambiate da allora: la sinistra è rimasta la stessa, professionisti della politica che prendono a pretesto per fare polemica cose di buon senso come questa che abbiamo fatto per la riforma della scuola".

Il clima e il piano Ue.
Berlusconi afferma che in un momento in cui "c'è la crisi economica, mi sembra esagerato che l'Europa voglia farsi portabandiera nella battaglia sul clima". "Non c'è un accordo con gli altri Paesi come la Cina, gli Stati Uniti" e quindi "mi sembra un'opera donchisciottesca" quella portata avanti dell'Unione Europea, ribadisce il premier. "Si tratta comunque - aggiunge - di un giusto obiettivo da perseguire ed è fondamentale perseguirlo".

L'abbronzatura di Obama e Naomi.
Nonostante le aspre polemiche seguite a quella che ha sempre difeso definendola "una carineria", Berlusconi torna sull'"abbronzatura" del presidente eletto degli Stati Uniti: "Volevo fargli un complimento. Vorremmo tutti essere abbronzati come Naomi Campbell e Obama".

Gli insulti dei conduttori Rai.
"Sembra che ci sia un passaparola da parte di tutti i conduttori della Rai che stanno a sinistra per far convergere sul premier prese in giro e a volte insulti, oltraggi e molto spesso menzogne". Berlusconi continua a puntare il dito contro quelle trasmissioni tv che dileggiano il presidente del Consiglio. E ripete di avere invitato i ministri a non prestarsi a "risse in tv". Quanto alla situazione determinatasi in commissione di Vigilanza, la definisce "kafkiana" e assicura: "Noi non possiamo incidere in nulla".

Belusconi poi ripropone la sua ricetta per fronteggiare e superare la crisi economica: "Le imprese si reggono sui consumi. E' perciò sui consumatori che dobbiamo fare leva perché le dimensioni della crisi dell'economia reale non siano estreme. Solo questo può fermare un circolo vizioso che va interrotto con forti iniezioni di speranza e fiducia, guardando in faccia la realtà, come noi stiamo facendo".

rainews24.it

sabato 22 novembre 2008

Un saluto al Compagno Curzi


Il ritratto di SkyTG24

È morto a Roma dopo una lunga malattia Sandro Curzi. Nato a Roma il 4 marzo 1930, aveva 78 anni. Alle 17 sarà allestita la camera ardente in Campidoglio. E sempre in Campidoglio si svolgeranno lunedì alle 11.30 i funerali laici.

IL PADRE DEL TG3 - Resistente partigiano a 13 anni, comunista iscritto già a 14, chiamato a 19 anni da Enrico Berlinguer a ricostruire la Federazione giovanile comunista italiana (Fgci), Curzi ha vissuto tutta la sua vita fedele, pur senza rigidità, alle idee di gioventù passando con Fausto Bertinotti a Rifondazione Comunista alla fine degli anni '90. Il suo impegno politico si è svolto all'interno dei mass media, dal primo articolo, quando era ancora adolescente, sull'Unità «clandestina» per raccontare l'assassinio di uno studente da parte di fascisti repubblichini, al ruolo di capo redattore nel mensile della Fgci Gioventù nuova, diretto da Enrico Berlinguer, fino alla vice direzione di Paese Sera, alla direzione del Tg3 e a quella di Liberazione. Curzi ottenne nel 1944, nonostante la minore età, la tessera del Pci. Tra il '47 e il '48 lavora al settimanale Pattuglia insieme a Giulio Pontecorvo e, nel '49, a la Repubblica d'Italia fino a diventare capo redattore di Gioventù nuova diretta da Enrico Berlinguer.

Inviato nel '51 nel Polesine per raccontare le conseguenze dell'alluvione, vi rimane come segretario della Fgci. Nel '56 fonda Nuova generazione e nel '59 passa all'Unità, organo del Pci per il quale l'anno successivo viene inviato in Algeria per seguire la fasi dell'indipendenza. Lì intervista il capo del Fronte di Liberazione Ben Bellah. Dopo essere stato direttore dell'Unità, nel 1964 diventa responsabile stampa e propaganda della direzione del Pci. Negli anni '60 collabora fra l'altro alla crescita della radio Oggi in Italia che trasmetteva da Praga ed era seguita in molte parti d'Europa da emigranti italiani. La stagione più calda, quella del '68 e poi dell'autunno del '69, della strage di Piazza Fontana e dei fatti che seguirono nei primi anni '70, Curzi la seguì da vice direttore di Paese Sera.

NEGLI ANNI SETTANTA L'IMPEGNO CON LA TV - Dalla metà degli anni '70 arriva l'impegno con la televisione: entra infatti in Rai nel 1975 con un bando di concorso indetto per l'assunzione di giornalisti di «chiara fama» disposti a lavorare come redattori ordinari e comincia dal Gr1 diretto da Sergio Zavoli. Nel '76, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, dà vita alla terza rete televisiva della Rai mentre nel 1978 è condirettore del Tg3 diretto da Biagio Agnes. In questa veste "scopre" Michele Santoro e collabora alla realizzazione del programma Samarcanda.

TG3, IMPRONTA INCONFONDIBILE - Diventa direttore del Tg3 nel 1987 dando al telegiornale una impronta inconfondibile, veloce e aggressiva che dà voce alle istanze della sinistra italiana interpretando gli umori di una crescente insofferenza verso la cosiddetta prima Repubblica. Soprannominato per questo, dagli avversari politici, «Telekabul» (dalla capitale dell'Afghanistan occupata dall'Urss negli anni '70), il Tg3 cresce in spettatori (da poco più di 300 mila ai 3 milioni del '91) e autorevolezza.

COMUNISTA E ANTIFASCISTA CONVINTO - Nel '92 pubblica con Corradino Mineo il libro «Giù le mani dalla Tv» (Sperling e Kupfer) e nel '93, in contrasto con il nuovo consiglio d'amministrazione della cosiddetta Rai dei professori (direttore generale Gianni Locatelli e presidente Claudio Demattè), si dimette. Passa prima a dirigere il Tg dell'allora Tele Montecarlo e poi, dal 1998 al 2005, dirige Liberazione.

Dal 2005, eletto con i voti di Rifondazione, dei Verdi e della sinistra del Pds, era consigliere d'amministrazione della Rai di cui per tre mesi è stato anche presidente in qualità di consigliere anziano, prima di lasciare il posto a Claudio Petruccioli. Comunista e antifascista convinto, politico abile, Curzi si è spesso distinto per posizioni non banali e non sempre in linea con i diktat di partito: basti pensare alle aperture, allora non scontate, del suo Tg3 alle posizioni di Papa Giovanni Paolo II o, più di recente in Rai, all'astensione sulla proposta di licenziamento del direttore di Rai fiction, Agostino Saccà. Tra le sue esperienze va ricordata nel '94 la pubblicazione del libro «Il compagno scomodo» (Mondadori) e nel '95 una curiosa partecipazione al Festival di Sanremo dove canta nel gruppo «La riserva indiana» col nome, palesemente autoironico per chi era stato soprannominato Kojak, di grande capo Vento nei Capelli, eseguendo la canzone «Troppo sole». Era sposato dal 1954 con Bruna Bellonzi, anch'essa giornalista. Era padre di Candida Curzi, giornalista dell'Ansa.

articolo21.info


mercoledì 19 novembre 2008

La prima volta...

«Omicidio volontario». Queste due parole, perentorie, ricorrono oggi (ieri 18.11.08, ndr) nelle aperture dei principali quotidiani italiani: Corriere della Sera, Repubblica, Messaggero, La Stampa, L’Unità, Il Manifesto, Liberazione (uniche eccezioni Libero e Il Giornale, sulle cui prime pagine non si dà notizia del processo). La decisione del gup di Torino, Francesco Gianfrotta, di procedere con il rinvio a giudizio per tutti gli imputati della Thyssen è considerata dalla stampa come un fatto storico nella lotta alle morti sul lavoro.
«Un evento straordinario, e potremmo aggiungere straordinariamente positivo, se il contesto che l’ha determinato non fosse una delle peggiori stragi di operai che questo disgraziato paese ricordi», scrive Loris Campetti sul Manifesto: «Per la prima volta un tribunale italiano si esprimerà sull’ipotesi che la responsabilità degli omicidi non sia soltanto individuale ma dell’azienda, e che il colpevole abbia agito conoscendo il rischio imposto ai suoi dipendenti pur di ridurre le spese sulla sicurezza dell’impianto e degli addetti. Meno costi più incassi». Il giornalista ricorda poi che i dirigenti della multinazionale «sapevano ed erano responsabili dell’esistenza di tre livelli di sicurezza: quello massimo in Germania, uno appena tollerabile nello stabilimento di Terni, uno inaccettabile nello stabilimento torinese condannato alla chiusura».
«Per la prima volta nella storia del diritto italiano, una sentenza stabilisce che i morti sul lavoro possono essere di più: possono essere ritenuti uccisi, assassinati dalla noncuranza dei loro dirigenti», sottolinea Maurizio Crosetti nell’editoriale di Repubblica: «Perdere la vita lavorando, perché le aziende non fanno di tutto per garantire la sicurezza, e anzi rimandano ogni volta gli investimenti a tutela della salute accettando il rischio (come nel caso della Thyssen), equivale a un omicidio». Forse non è un caso, aggiunge Crosetti, «se stavolta i giudici arrivano prima dei politici, degli analisti economici e persino dei sindacati»
Anche il procuratore di Torino Raffaele Guariniello, in un’intervista apparsa oggi sempre su Repubblica, parla di «un fatto certamente storico». Non è mai successo prima, ha ricordato, «che un giudice rinvii a giudizio un manager per omicidio volontario con dolo eventuale in relazione a un incidente sul lavoro. Questo reato esiste da tempo nel nostro codice penale ma non era mai stato contestato in circostanze simili». Il pm è poi tornato su una proposta da lui avanzata da tempo, quella di creare un coordinamento nazionale per indagare su questo tipo di incidenti: «È possibile avere una giustizia rapida e incisiva, ma non dappertutto. Purtroppo in Italia non esiste un criterio omogeneo di valutazione di questi reati. Occorrerebbe specializzare dei magistrati che perseguono questo tipo di reati. Creare una procura nazionale che indaghi sulla piaga degli infortuni sul lavoro potrebbe essere un primo passo».
Di diverso avviso il presidente del Comitato tecnico di Confindustria sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, Samy Gattegno: «Sono stupito e perplesso, l’accusa di omicidio volontario mi sembra di una gravità eccessiva, non mi pare che vi siano fatti tali da giustificare tale impostazione. Decideranno i giudici e la loro decisione sarà sovrana, ma confido che durante il percorso processuale saranno portate alla luce le vere responsabilità». Per Gattegno «quella sera alla Thyssen si è consumato un fatto gravissimo e sono convinto che la verità sarà accertata. Non so quali elementi abbia in mano la magistratura, ma so che il personale è la risorsa più pregiata che un’azienda possa avere, credo che non esista imprenditore che volutamente trascuri il tema della sicurezza. Lo dimostra il fatto che in tanti casi è il capo dell’azienda a morire assieme ai suoi operai, come si è visto anche a Bologna».
«La formulazione del giudice mi ha sorpreso. Rispetto la decisione, ma davanti alla Corte l’accusa si ridurrà», ha detto Ezio Audisio, legale dell’amministratore delegato Thyssen Harald Espenhahn, in una conversazione con il Corriere della Sera. L’avvocato ricorda di «non avere mai chiesto che non si facesse il processo, ma che lo si facesse per un fatto colposo, come suggeriscono le risultanze delle indagini». In vista della prima udienza in Corte d’Assise, fissata per il 15 gennaio prossimo, precisa: «Restiamo convinti che questa disposizione di giudizio troverà un ridimensionamento: trattandosi di un rinvio a giudizio, quella del giudice è una decisione che non entra nel merito delle responsabilità. Crediamo che la nostra tesi possa trovare accoglimento quando si affronterà la questione in fase dibattimentale».
carta.org

ROMA - La decisione del giudice per l'udienza preliminare ha lasciato "perplessa" Confindustria. La notte del 6 dicembre 2007 a Torino, nel drammatico incendio della Thyssen Krupp persero la vita sei operai: ieri il gup Francesco Gianfrotta ha stabilito che l'amministratore delegato del gruppo, Harald Espenhahn, dovrà rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale. Altri cinque dirigenti e dipendenti della Thyssen sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo per colpa cosciente.

Il processo che si aprirà a gennaio riguarderà anche l'azienda nella veste di persona giuridica. E sarà la prima volta che ciò accadrà. Come sarà la prima volta che l'amministratore delegato di un'azienda risponderà all'accusa di omicidio volontario con dolo eventuale. Samy Gattegno è il presidente del Comitato tecnico di Confindustria sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Un organismo "nuovo", nato con la leadership di Emma Marcegaglia che ha ereditato il vertice dell'associazione pochi mesi dopo la tragedia di Torino e che ha sempre detto di voler fare della sicurezza uno dei temi portanti della "sua" Confindustria.

Presidente Gattegno, cosa pensa della decisione del gup di Torino?
"A dire il vero ne sono stupito e perplesso. Sono convinto che la magistratura, nella sua autonomia, saprà effettuare le giuste valutazioni sul caso e che la giustizia farà il suo corso, ma l'accusa di omicidio volontario mi sembra di una gravità eccessiva" (continua)

Ballarò o... Berlusconi show



Il presidente del Consiglio Berlusconi è intervenuto a sorpresa nella trasmissione Ballarò, annunciando che querelerà Antonio Di Pietro se quest’ultimo non lo denuncerà. Ma: a che serve denunciare il premier se non può essere giudicato, per via del Lodo Alfano?
E' stato un intervento per replicare alle affermazioni di alcuni ospiti presenti, come Guglielmo Epifani e Pierluigi Bersani, ma soprattutto per smentire le affermazioni di Antonio Di Pietro, che peraltro era assente ma lo aveva accusato di essere un corruttore e di avere tentato di portare dalla sua parte dapprima lo stesso ex pm (ai tempi del primo governo) e poi il candidato delle opposizioni alla presidenza della commissione di Vigilanza della Rai, Leoluca Orlando, e da ultimo il presidente Riccardo Villari che come Giuda si sarebbe venduto per trenta denari, secondo il leader dell'Idv. Inoltre, il premier ha dichiarato che l’opposizione è antidemocratica ed il povero Epifani è stato dichiarato dittatore e responsabile di aver suggerito alla sinistra di far fallire la trattativa Alitalia.
In ogni modo rimane un mistero l’incontro a Palazzo Grazioli tra lo stesso premier, alcuni ministri, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e i segretari di Cisl e Uil, che ha scatenato tante polemiche proprio per l’assenza della Cgil. “Si è fatto un incontro ma non a casa mia, e non per cena. Ero stato io stesso invitato". Ha dichiarato il premier.
Rimane poi da capire il perché non hanno voluto, sia maggioranza che opposizione, Leoluca Orlando alla presidenza della Rai. Forse perché avrebbe funzionato veramente?
Comunque, Pd e Pdl pare abbiano trovato un accordo sulla presidenza della commissione di Vigilanza Rai, il giovane Sergio Zavoli. L’Italia? "Non è un paese per giovani".

Riceviamo e pubblichiamo

QUESTO CONTRIBUTO E’ SCRITTO CON LINGUAGGIO OFFENSIVO. SE NON LO TOLLERI, NON CONTINUARE E CLICCA QUI. SE CONTINUI LO FAI PER TUA SCELTA E QUINDI, DOPO, NON ROMPERE CHE QUA GIA’ CI GIRANO.

Ridere piangere lottare
di Luigi

"Questo è solo un inutile e necessario sfogo momentaneo

Sono un compagno, 23 anni, universitario, nel mio minuscolo politicamente impegnato e ho sempre creduto nel diffondere le idee del socialismo, con le parole, solo parole e atti pacifici. Sono sempre stato convinto che per cambiare il mondo bisogna rendere partecipi tutti e cercare di cambiare, di convincere di far capire e conoscere le nostre idee, che poi servono a tutti.
Bene.
Ho quindi sempre cercato di parlare coi ragazzi di destra (brrr che parola...), che hanno le loro idee, ma mi rendo sempre più conto che è mooolto difficile parlare con queste persone, soprattutto nel clima in cui sta naufragando di questi tempi l'Italia.
Nella casa di Lecce, dove studio, ho con me due ragazzi di destra, quindi con le loro idee: un miscuglio medievale di fascismo del diciannove, democristianismo, berlusconismo, che non mi fa capire bene di che pasta sono fatti.
Ora, già per me capire come possa pensare una persona di destra è incomprensibile (ma forse è solo una mia chiusura mentale), ma che un giovane, studente universitario, ma anche liceale, sia di destra... è proprio triste, ma triste triste!!
Ultimamente per quanto mi applichi ad aprire un dialogo con loro proprio non riesco se non per pochissimo, ma come si fa quando questa gente non ne ha la minima voglia di aprire un dialogo, non ha il minimo spunto di curiosità per nulla che non sia una partita di calcio, un film porno, questa gente che passa tutto il proprio tempo davanti alla tv a farsi rimbecillire volontariamente, rincoglionire con studioaperto, lucignoli, programmi spazzatura ammassati nelle strade dei loro cervellini.
Questa gente, questi ragazzi che inneggiano a mussolini (si con la lettera minuscola) e non sanno nulla di storia, che non conoscono nulla dell'Italia dal quarantacinque in poi, che cantano inni fascisti e ignorano Piazza Fontana Stazione di Bologna P2 Nar e quant'altro...
Questi che sono individualisti, che non prendono in affitto camere doppie, che non offrono i biscotti, che non sono divertenti, che non capiscono l'arte, che non sanno il dovere diritto dolore gioia di manifestare, insieme uniti, che non sanno la fratellanza, che si riempiono la bocca di parole come fascismo qua fascio là sociale italia (detta da loro lettera minuscola) patria lavoro socializzazione sociale sociale sociale ma non protestano non scendono in piazza, non lottano, sono passivi, già morti tristi bigi passivi culoaperti, poveri, che non sanno che fare che non si informano che non ne hanno la voglia!
Questi che se cominci a parlargli loro ti tirano fuori la filastrocca del duce di stalin di silvio dei dati a favore del governo che è forte che è saldo che è patriottico dell'italia agli italiani ai banchieri agli imprenditori che investono nel calcio e formula uno, loro che sono forti della loro ignoranza, dello loro risate strafottenti, loro che non capiscono, che non vogliono capire che non possono capire perché per capire ci vuole un minimo di intelligenza, e mi spiace dirlo (anzi no!) loro questo minimo nemmeno l'hanno e datemi pure dello Stronzo!
Loro che non sanno fare la raccolta differenziata, che sprecano tutto e anche di più, non boicottano che sono ignoranti e idioti, che non sanno più piangere che non sanno ridere, non sanno indignarsi non sanno arrabbiarsi, a meno che non perda la squadra di calcio o se la tipa di turno non gliela dà, questi Coglioni che capiscono solo la violenza sugli altri che hanno nostalgia per anni mai vissuti che sono tristi: tristi tristi TRISTI!!!
Ebbene.
È quando mi inerpico a discutere con loro, a sentire ciò che dicono convinti, che non ascoltano con la pretesa assurda della ragione, quando li vedo comodi a bere cocacola davanti al realityshow mentre la gente viene licenziata e l'Università cade, mentre li vedo che se ne fregano della gente che muore di fame di lavoro di botte che non gliene frega un cazzo di come sta sprofondando l'Italia, la "loro Italia", che mi sembra siano la maggioranza che mi fanno passare la voglia di combattere, lottare cercare di cambiare qualcosa, anche solo qualcosa di piccolo, e mi dico "ma a che serve? lottare per chi? per questi stronzi che non lo meritano? per questi figli di puttana che pensano sempre solo a loro stessi?"
Mi fanno passare la voglia di fare qualsiasi cosa, che si tengano il mondo così com'è cazzi loro che quando le cose precipiteranno cazzi loro, poi se ne accorgeranno. berlusconi è la giusta punizione che si meritano, che si fottano, loro che sono stati cresciuti in una culla fascistizzante scuole diciizanti e tv berlusconiarimbellicizzanti su scaletta piduista.
È triste, ma ti fanno cadere in una depressione assurda tremenda, un abisso spaventoso maeltrom di nulla dove mi sento enormemente piccolo e inutile a me stesso e agli altri, eppure...
Poi il sangue bolle e ribolle: ritorna, c'è rabbia rabbia passione forza rabbia, e guardo i compagni che lottano e sperano parlano alzano il pugno, il nostro pugno che è pieno d'amore. Guardo chi non arriva a fine mese, chi non lavora o chi lo perde il lavoro, chi prende cinquecento euro al mese e ha famiglia, i poveri del mondo, dell'Europa dell'Italia della nostra città, paese quartiere via porta accanto, i bambini, i bambini che muoiono che piangono che fanno i soldati che soffrono.
Guardo le guerre, le mille guerre taciute e sovvenzionate dalle banche dalle multinazionali e dai governi, lo schifo del capitalismo, dell'imperialismo, chi guarda e sta zitto... e so (SO!) che c' è bisogno anche di me, di lotte, di rivolte di muoversi di fare qualcosa, anche piccola, c'è bisogno di comunismo, di Incazzarsi ancora di indignarsi di piangere ridere e lottare, e so che non avrò mai un grazie indietro da loro: i miei coinquilini e la loro schiatta, quando si troveranno la strada spianata e il culo parato e magari troveranno lavoro subito e non saranno licenziati e guadagneranno dignitosamente, ma alla fine sai che cazzo me ne frega a me dei loro grazie, non valgono!
Mi basta il sorriso stanco di un compagno, di un bambino di un nonno che si scalda, della gente che vive, di una bandiera arcobaleno che sventola libera o di una rossa che è tenuta bene in alto, del volto bellissimo di una compagna.
E allora vaffanculo fascisti destroidi berlusconardi banchieri capitalisti leghisti rincoglioniti studioapertiani tossictivu…

io,

NOI

continueremo a parlare con voi a incazzarci indignarci a ripetere sempre le stesse cose come queste, ma che serviranno sempre, a piangere, perchè noi sappiamo farlo perché siamo uomini e donne vere! A parlare e a darvi l'impressione che le vostre risa ci feriscano e un pò è vero, ma solo perchè fa pena l'ignoranza di certe persone, così giovani da poter cambiare e spaccare il mondo al solo volerlo, plasmarlo in un nuovo e bellissimo posto, ma invece non ne avete il coraggio la forza la volontà, che non ci provate nemmeno, che siete morti.
Infine mi rendo conto che non so cosa siete, ma noi continueremo, noi continueremo e non ci fermeremo fino alla vittoria sempre!"

P.S.: Perdonate eventuali errori ma è stato scritto con foga e rabbia in velocità, è uno sfogo che dovevo fare sonnò impazzivo; scusate la volgarità, ho scritto più volte parolacce come destra, fascismo, berlusconi...

martedì 18 novembre 2008

Babele Piddì



Istruttiva scenetta l’altra mattina a Omnibus, rilanciata da Striscia la Notizia. In studio, a La7, si discute della Vigilanza Rai con Nicola Latorre, vicecapogruppo Pd al Senato, Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera e Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera. Bocchino, poveretto, non riesce a spiegare a che titolo il Pdl pretenda di scegliersi il presidente della Vigilanza. Ma, a levarlo d’impaccio, accorre Latorre: afferra furtivo un giornale, scrive alcune brevi note e le passa al presunto avversario. Bocchino legge e ripete a pappagallo: “Caro Donadi, non volevate Pecorella alla Consulta e noi l’abbiamo ritirato. Ora dovete fare lo stesso con Orlando”. Ora, a parte il fatto che Pecorella non può andare alla Consulta perché è un deputato, è un imputato, è l’avvocato del premier ed è autore di leggi incostituzionali (compresa una all’attenzione della Consulta), la Consulta c’entra come i cavoli a merenda: i giudici costituzionali li elegge il Parlamento coi due terzi dei voti, dunque la maggioranza indica un nome super partes e lo sottopone al vaglio dell’opposizione. Il capo della Vigilanza lo sceglie l’opposizione, tant’è che ai tempi dell’Ulivo il Polo indicò Storace e l’Ulivo lo votò senza fiatare. Tutto giulivo per il suggerimento (sbagliato) accolto, il suggeritore ha strappato il brandello di giornale e l’ha appallottolato. Forse perchè dimostra due cose. 1) Memore del caso Unipol, Latorre ha smesso di telefonare ed è passato ai più sicuri pizzini. 2) Anche Latorre, per strano che possa sembrare, serve a qualcosa: quando un berlusconiano è in difficoltà, lui lo soccorre.
l'Unità

Dopo la vicenda di Bancopoli, come può uno come il senatore Latorre andare ancora in giro e dare giudizi?
«Questo è un episodio che segna in maniera seria i rapporti con l'Idv» ha detto.
Lui che voleva dar la tessera del PD a Ricucci!

- Latorre: Stefano!
- Ricucci: eccolo! Il compagno Ricucci all'appello!
- Latorre: (ride)
- Ricucci: ormai questa mattina a Consorte glielo ho detto: "Datemi una tessera perché io non gliela faccio più, eh!"
- Latorre: ormai sei diventato un pericolo sovversivo.

Per fortuna che c'è la Bindi: "Il Pd non può prestarsi a queste operazioni che sono un esempio di trasformismo (riferendosi all'elezione di Riccardo Villari alla presidenza della Vigilanza Rai). Diciamo da tempo che dobbiamo guardarci a sinistra, ma quelli che ci colpiscono alle spalle poi stanno sempre al centro"

Questa è davvero la migliore opposizione che il governo potesse avere!

La serietà al governo



Il premier italiano ci regala un'altra delle sue indimenticabili perle a Trieste, dove era in attesa del cancelliere tedesco Angela Merkel. Per rendere più movimentata la giornata, si è nascosto per poi apparire a sopresa!
La scena è avvenuta a Trieste in piazza dell’Unità d’Italia: Silvio Berlusconi, all’arrivo di Angela Merkel, si è nascosto dietro al pennone portabandiera. Quando il cancelliere tedesco è arrivato, il Cavaliere è uscito dal suo nascondiglio, urlando "Cucù! Sono qui".