lunedì 10 novembre 2008

Sapevate che?

  • Massimo Maria Berruti, ex ufficiale della Guardia di Finanza e poi avvocato e consulente della Fininvest, è stato rinviato a giudizio. Dovrà rispondere dell'accusa di riciclaggio nell'ambito di uno stralcio dell'indagine sulle presunte irregolarità commesse da Mediaset nella compravendita dei diritti televisivi e cinematografici. Lo ha deciso il gup di Milano, Giulia Turri. Berruti è attualmente deputato del Pdl.
  • Uscito dalla porta all'epoca del governo Prodi, rientra dalla finestra con l'attuale governo un progetto di legge dalla commissione cultura: se ne parla su Punto informatico. In sintesi, qualsiasi blog che abbia, ad esempio, i google adsense, dovrà iscriversi al Roc (Registro unico degli operatori di comunicazione). Va da sé che "l'iscrizione nel Roc dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa" (art. 8, comma 1 del Pdl C. 1269).
  • Qualcuno si ricorderà di Federico Aldrovandi, il ragazzo diciottenne il cui unico errore pare sia stato quello di trovarsi di fronte un uomo in divisa nel posto sbagliato e al momento sbagliato. Federico è morto, tre poliziotti sono stati indagati per omissione d'atti d'ufficio e falso nella conduzione dell'inchiesta, ma un silenzio assordante ha avvolto il caso e, ancora oggi, la famiglia attende di sapere la verità. Era il 2005. Sono cose che non succedono in un paese democratico, in un paese "normale". Non deve capitare che una persona, messa sotto custodia, sotto tutela dallo Stato, muoia, e che alla famiglia non vengano date ampie ed esaurienti spiegazioni su quanto è capitato. Invece, è accaduto di nuovo, la vittima questa volta si chiama Niki Aprile Gatti, qui potete leggere la lettera della madre pubblicata sul blog di Beppe Grillo.

Il Guzzanti furioso

"Non avevo illusioni e quindi non ci sono state delusioni. Credo che se Berlusconi avesse usato me nel governo avrebbe fatto un affare dal punto di vista politico. E poi ci sono cose che non saprei proprio fare". Paolo Guzzanti si racconta, ospite di Lucia Annunziata e, pur attenuando alcune delle polemiche dei giorni scorsi, torna a criticare senza giri di parole Berlusconi, il clima nel Pdl e nel governo. In questo partito c'è un'aria stalinista - dice infatti il deputato Pdl a 'In mezz'ora' - e questo vuol dire che la gente ti telefona per dirti 'guarda, scusa, ho visto che hanno messo in rete una mia dichiarazione contro di te ma me l'hanno detto solo dopo'. Vuol dire che Lehner, un giornalista che ha scritto cose terrificanti su di me ed ora è deputato, è venuto da me per dirmi che il partito gli aveva dato ordine di distruggermi e che lui si era rifiutato". Guzzanti torna a criticare Berlusconi sia per la questione Putin-Cecenia, "visto che mi sono davvero sentito male perché dietro di me c'è un tappeto di amici che morendo hanno detto di essere stati assassinati da Putin o dai suoi servizi segreti", sia per la battuta su Obama: "Non è una cosa da guerra mondiale ma mi metto anche io nella schiera degli imbecilli e dico che non si può fare dello spirito di tipo aziendale quando si rappresenta un Paese. Ha fatto una cosa senza precedenti perché mai nessun capo di Stato o di governo ha parlato di un altro capo di Stato o di governo facendo riferimenti razziali. Poi, certo, ride, quando è in uno dei suoi momenti di felicità. Sente che la gente intorno a lui ride, e questo gli capita quasi sempre, e si sente approvato". Archiviata la dura querelle con Mara Carfagna, Guzzanti rivendica il j'accuse su quella "mignottocrazia" coniata per definire le logiche ravvisate nella maggioranza. "Per me - sottolinea - è più rilevante la questione Putin ma per l'opinione pubblica è la 'mignottocrazia' che, attenzione, desessualizzata è un'antica piaga italiana, non l'ha inventata il governo Berlusconi. A me non è stato rimproverato niente. Quanto al merito per altri ministri che devo dire? Se la Gelmini va bene? Penso di no. Non la conosco, nulla da dire contro di lei ma la Gelmini, come la Carfagna e come altri ministre e ministri lo è in quanto appartiene a un circolo amicale". Alfano? Possiamo fare tutti i nomi che vogliamo ma ho l'impressione - prosegue, sollecitato dalle domande di Annunziata - che, diversamente dall'altro governo in cui c'erano Casini, Fini e Bossi che gli facevano gli sgambetti, questa volta Berlusconi ha fatto un governo in cui i ministri, dicono, agiscono e si comportano come stabilito da un rigidissimo copione guidato da lui".
clandestinoweb.com



Ma a parlare è lo stesso Guzzanti che ha fatto spendere soldi pubblici per una commissione dove si intendeva portar avanti l'immagine di Prodi come spia del Kgb. Commissione dove il teste chiave, Scaramella , è finito in carcere... ?

domenica 9 novembre 2008

Uomo avvisato...

da l'Unità.it

Cossiga torna a colpire. E questa volta se la prende anche con L’Unità. Che abbiamo fatto di male? Sosteniamo la protesta degli studenti. Gravissima colpa per uno che consiglia alla polizia di fermare l’onda, prima infiltrando degli agenti, e poi facendoci scappare il morto. È il succo della lettera aperta che l’ex presidente della Repubblica ha inviato al Capo della polizia Antonio Manganelli. Un lungo testo in cui il picconatore dispensa consigli su come placare la rabbia degli studenti. La sua teoria, in sostanza, è questa: lasciateli fare casino, fateci scappare il morto, magari un bambino. Così poi anche i negozianti puniti dai cortei, anche la gente comune, inizierà ad avere paura. «E con la paura – scrive Cossiga – l'odio verso di essi e i loro mandanti o chi da qualche loft o da qualche redazione, ad esempio quella de L'Unità, che li sorregge».

Il piano che Cossiga ha in mente è preciso e dettagliato. L'ideale, spiega, sarebbe che «qualche commerciante, qualche proprietario di automobili, e anche qualche passante, meglio se donna, vecchio o bambino» fossero feriti o «danneggiate, se fosse possibile, la sede dell'arcivescovo di Milano, qualche sede della Caritas o di Pax Christi».

Finora, infatti, secondo la teoria di Cossiga ha sbagliato a reagire: «Gli studenti più grandi, anche se in qualche caso facendosi scudo con i bambini – spiega – hanno cominciato a sfidare le forze di polizia, a lanciare bombe carta e bottiglie contro di esse e a tentare occupazioni di infrastrutture pubbliche, e ovviamente, ma non saggiamente, le forze di polizia hanno reagito con cariche d'alleggerimento, usando anche gli sfollagente e ferendo qualche manifestante. È stato, mi creda un grande errore strategico. Io ritengo che, data anche la posizione dell'opposizione queste manifestazioni aumenteranno nel numero, in gravità e nel consenso dell'opposizione».

Secondo Cossiga «un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti. A mio avviso, dato che un lancio di bottiglie contro le forze di polizia, insulti rivolti a poliziotti e carabinieri, a loro madri, figlie e sorelle, l'occupazione di stazioni ferroviarie, qualche automobile bruciata non è cosa poi tanto grave, il mio consiglio è che in attesa di tempi peggiori, che certamente verranno, Lei – consiglia a Manganelli – disponga che al minimo cenno di violenze di questo tipo, le forze di polizia si ritirino, in modo che qualche commerciante, qualche proprietario di automobili, e anche qualche passante, meglio se donna, vecchio o bambino, siano danneggiati, se fosse possibile la sede dell'arcivescovo di Milano, qualche sede della Caritas o di Pax Christi, da queste manifestazioni,e cresca nella gente comune la paura dei manifestanti e con la paura l'odio verso di essi e i loro mandanti o chi da qualche loft o da qualche redazione, ad esempio quella de L'Unità, li sorregge».

Poi la provocazione: «L'ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio come ho già detto un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita». A quel punto «io aspetterei ancora un po’ - dice - adottando straordinarie misure di protezione nei confronti delle sedi di organizzazioni di sinistra. E solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di Bella ciao, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti, ma senza arrestare nessuno».

Infine, Cossiga ha già anche a chi dare la colpa: «Il comunicato del Viminale dovrebbe dire che si è intervenuto contro manifestazioni violente del Blocco Studentesco,di Casa Pound e di altri manifestanti di estrema destra, compresi gruppi di naziskin che manifestavano al grido di “Hitler! Hitler”». E il gioco è fatto. Come nel ’77.

Non c'è due senza tre, tre senza quattro, quattro senza...

''Oggi veniamo a sapere dell'intimidazione neofascista contro il giornalista del Tg3 Santo Della Volpe. Si chiude così la settimana che è cominciata con l'incursione squadristica nei locali Rai e le telefonate di minacce alla redazione di 'Chi l'ha visto?', e che è proseguita con lo striscione di avvertimento di 'Forza Nuova' al direttore di 'Repubblica', Ezio Mauro''. E' quanto sottolinea la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
''Tre episodi che fanno ben piu' di una prova: la prova di un clima - questo sì ansiogeno - nel quale si respira una aggressività crescente nei confronti dell'informazione, da parte di gruppi di violenti che evidentemente percepiscono di poter agire senza troppi rischi in modo sempre più scoperto''. La Fnsi chiede ''non solo che le istituzioni deputate a garantire la sicurezza dei cittadini (giornalisti inclusi) facciano per intero tutto ciò che è necessario. Serve anche che tutte le parti politiche facciano intendere chiaramente la loro piu' netta riprovazione verso questi atti, uscendo dal silenzio o dalla distrazione''.

sabato 8 novembre 2008

Costruire la Sinistra: il tempo è adesso

Le ragazze e i ragazzi che in questi giorni portano la loro protesta in tutte le piazze del paese per una scuola che li aiuti a crearsi un futuro ci dicono che la speranza di un’altra Italia è possibile. Che è possibile reagire alla destra che toglie diritti e aumenta privilegi. Che è possibile rispondere all’insulto criminale che insanguina il Mezzogiorno e vuole ridurre al silenzio le coscienze più libere. Che è possibile dare dignità al lavoro, spezzando la logica dominante che oggi lo relega sempre più a profitto e mercificazione. Che è possibile affermare la libertà delle donne e vivere in un paese ove la laicità sia un principio inviolabile. Che è possibile lavorare per un mondo di pace. Che è possibile, di fronte all’offensiva razzista nei confronti dei migranti, rispondere - come fece Einstein - che l’unica razza che conosciamo è quella umana. Che è possibile attraverso una riconversione ecologica dell’economia contrastare i cambiamenti climatici, riducendone gli effetti ambientali e sociali. Che è possibile, dunque, reagire ad una politica miserabile la quale, di fronte alla drammatica questione del surriscaldamento del pianeta, cerca di bloccare le scelte dell’Europa in nome di una cieca salvaguardia di ristretti interessi.

Cambiare questo paese è possibile. A patto di praticare questa speranza che oggi cresce d’intensità, di farla incontrare con una politica che sappia anche cambiare se stessa per tradurre la speranza di oggi in realtà. E’ questo il compito primario di ciò che chiamiamo sinistra.
Viviamo in un paese e in un tempo che hanno bisogno di un ritrovato impegno e di una nuova sinistra, ecologista, solidale e pacifista. La cronaca quotidiana dei fatti è ormai una narrazione impietosa dell’Italia e della crisi delle politiche neoliberiste su scala mondiale. Quando la condizione sociale e materiale di tanta parte della popolazione precipita verso il rischio di togliere ogni significato alla parola futuro; quando cittadinanza, convivenza, riconoscimento dell’altro diventano valori sempre più marginali; quando le donne e gli uomini di questo paese vedono crescere la propria solitudine di fronte alle istituzioni, nei luoghi di lavoro – spesso precario, talvolta assente – come in quelli del sapere; quando tutto questo accade nessuna coscienza civile può star ferma ad aspettare. Siamo di fronte ad una crisi che segna un vero spartiacque. Crollano i dogmi del pensiero unico che hanno alimentato le forme del capitalismo di questi ultimi 20 anni. Questa crisi rende più che mai attuale il bisogno di sinistra, se essa sarà in grado di farsi portatrice di una vera alternativa di società a livello globale.
E’ alla politica che tocca il compito, qui ed ora, di produrre un’idea, un progetto di società, un nuovo senso da attribuire alle nostre parole. Ed è la politica che ha il compito di dire che un’alternativa allo stato presente delle cose è necessaria ed è possibile. La destra orienta la sua pesante azione di governo – tutto è già ben chiaro in soli pochi mesi – sulla base di un’agenda che ha nell’esaltazione persino esasperata del mercato e nello smantellamento della nostra Costituzione repubblicana i capisaldi che la ispirano. Cosa saranno scuola e formazione, ambiente, sanità e welfare, livelli di reddito e qualità del lavoro, diritti di cittadinanza e autodeterminazione di donne e uomini nell’Italia di domani, quel domani che è già dietro l’angolo, quando gli effetti di questa destra ora al governo risulteranno dirompenti e colpiranno dritto al cuore le condizioni di vita, già ora così difficili, di tante donne e uomini?
E’ da qui che nasce l’urgenza e lo spazio – vero, reale, possibile, crescente – di una nuova sinistra che susciti speranza e chiami all’impegno politico, che lavori ad un progetto per il paese e sappia mobilitare anche chi è deluso, distratto, distante. Una sinistra che rifiuti il rifugio identitario fine a sé stesso, la fuga dalla politica, l’affannosa ricerca dei segni del passato come nuovi feticci da agitare verso il presente. Una sinistra che assuma la sconfitta di aprile come un momento di verità, non solo di debolezza. E che dalle ragioni profonde di quella sconfitta vuole ripartire, senza ripercorrerne gli errori, le presunzioni, i limiti. Una sinistra che guardi all’Europa come luogo fondamentale del proprio agire e di costruzione di un’alternativa a questa globalizzazione. Una sinistra del lavoro capace di mostrare come la sua sistematica svalorizzazione sia parte decisiva della crisi economica e sociale che viviamo.
Per far ciò pensiamo a una sinistra che riesca finalmente a mescolare i segni e i semi di più culture politiche per farne un linguaggio diverso, un diverso sguardo sulle cose di questo tempo e di questo mondo. Una politica della pace, non solo come ripudio della guerra, anche come quotidiana costruzione della cultura della non violenza e della cooperazione come alternativa alla competizione. Una sinistra dei diritti civili, delle libertà, dell’uguaglianza e delle differenze. Una sinistra che non sia più ceto politico ma luogo di partecipazione, di ricerca, di responsabilità condivise. Che sappia raccogliere la militanza civile, intellettuale e politica superando i naturali recinti dei soggetti politici tradizionali. E che si faccia carico di un'opposizione rigorosa , con l’impegno di costruire un nuovo, positivo campo di forze e di idee per il paese. La difesa del contratto nazionale di lavoro, che imprese e governo vogliono abolire per rendere più diseguali e soli i lavoratori e le lavoratrici è per noi l’immediata priorità, insieme all’affermazione del valore pubblico e universale della scuola e dell’università e alla difesa del clima che richiede una vera e propria rivoluzione ecologica nel modo di produrre e consumare.
Lavorare da subito ad una fase costituente della sinistra italiana significa anche spezzare una condizione di marginalità – politica e persino democratica – e scongiurare la deriva bipartitista , avviando una riforma delle pratiche politiche novecentesche.
L’obiettivo è quello di lavorare a un nuovo soggetto politico della sinistra italiana attraverso un processo che deve avere concreti elementi di novità: non la sommatoria di ceti politici ma un percorso democratico, partecipativo, inclusivo. Per operare da subito promuoviamo l’associazione politica “Per la Sinistra”, uno strumento leggero per tutti coloro che sono interessati a ridare voce, ruolo e progetto alla sinistra italiana, avviando adesioni larghe e plurali.
Fin da ora si formino nei territori comitati promotori provvisori, aperti a tutti coloro che sono interessati al processo costituente , con il compito di partecipare alla realizzazione, sabato 13 dicembre, di una assemblea nazionale. Punto di partenza di un processo da sottoporre a gennaio a una consultazione di massa attorno a una carta d’intenti, un nome, un simbolo, regole condivise. Proponiamo di arrivare all'assemblea del 13 dicembre attraverso un calendario di iniziative che ci veda impegnati, già da novembre, a costruire un appuntamento nazionale sulla scuola e campagne sui temi del lavoro e dei diritti negati, dell’ambiente e contro il nucleare civile e militare e per lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Sappiamo bene che non sarà un percorso semplice né breve, che richiederà tempo, quel tempo che è il luogo vero dove si sviluppa la ricerca di altri linguaggi, la produzione di nuova cultura politica, la formazione di nuove classi dirigenti. Una sinistra che sia forza autonoma – sul piano culturale, politico, organizzativo – non può prescindere da ciò. Ma il tempo di domani è già qui ed è oggi che dobbiamo cominciare a misurarlo. Ecco perché diciamo che questo nostro incontro segna, per noi che vi abbiamo preso parte, la comune volontà di un’assunzione individuale e collettiva di responsabilità. La responsabilità di partecipare a un percorso che finalmente prende avvio e di voler contribuire ad estenderlo nelle diverse realtà del territorio, di sottoporlo ad una verifica larga, di svilupparlo lavorando sui temi più sensibili che riguardano tanta parte della popolazione e ai quali legare un progetto politico della sinistra italiana, a cominciare dalla pace, dall’equità sociale e dal lavoro, dai diritti e dall’ambiente alla laicità.
Noi ci impegniamo oggi in questo cammino. A costruirlo nel tempo che sarà richiesto. A cominciare ora.

Roma, 7 novembre 2008


Primi firmatari:

Mario Agostinelli, Vincenzo Aita, Ritanna Armeni, Alberto Asor Rosa, Angela Azzaro, Fulvia Bandoli, Katia Belillo, Giovanni Berlinguer, Piero Bevilacqua, Jean Bilongo, Maria Luisa Boccia, Luca Bonaccorsi, Sergio Brenna, Luisa Calimani, Antonio Cantaro, Luciana Castellina, Giusto Catania, Paolo Cento, Giuseppe Chiarante, Raffaella Chiodo, Marcello Cini, Lisa Clark, Maria Rosa Cutrufelli, Pippo Delbono, Vezio De Lucia, Paolo De Nardis, Loredana De Petris, Elettra Deiana, Carlo De Sanctis, Arturo Di Corinto, Titti Di Salvo, Daniele Farina, Claudio Fava, Carlo Flamigni, Enrico Fontana, Marco Fumagalli, Luciano Gallino, Giuliano Giuliani, Umberto Guidoni, Leo Gullotta, Margherita Hack, Paolo Hutter, Francesco Indovina, Rosa Jijon, Francesca Koch, Wilma Labate, Simonetta Lombardo, Francesco Martone, Graziella Mascia, Gianni Mattioli, Danielle Mazzonis, Gennaro Migliore, Adalberto Minucci, Filippo Miraglia, Marco Montemagni, Serafino Murri, Roberto Musacchio, Pasqualina Napoletano, Paolo Naso, Diego Novelli, Alberto Olivetti, Moni Ovadia, Italo Palumbo, Giorgio Parisi, Luca Pettini, Elisabetta Piccolotti, Paolo Pietrangeli, Fernando Pignataro, Bianca Pomeranzi, Alessandro Portelli, Alì Rashid, Luca Robotti, Massimo Roccella, Stefano Ruffo, Mario Sai, Simonetta Salacone, Massimo L. Salvadori, Edoardo Salzano, Bia Sarasini, Scipione Semeraro, Patrizia Sentinelli, Massimo Serafini, Tore Serra, Giuliana Sgrena, Aldo Tortorella, Gabriele Trama, Mario Tronti, Nichi Vendola

venerdì 7 novembre 2008

La Camorra è una montagna di merda. Iniziativa di Sinistra democratica a Castelvolturno

“La camorra è una montagna di merda.” Segnalata anche da questa frase secca, che riproduce l’antico ma sempre vivo, e vero, grido di battaglia di Peppino Impastato contro la mafia, si è tenuta a Castelvolturno l’iniziativa di Sinistra democratica contro la camorra. Una iniziativa che esprimeva, insieme, anche una esortazione e una speranza : “Facciamo neri i camorristi”.
Castelvolturno, una terra di frontiera impastata di paura e violenza, dove lo stato può essere solo nemico o tutt’al più estraneo, e comunque un’entità di cui si fa fatica a percepire presenza e poteri. Anche adesso, con la presenza dei militari in mimetica e armi spianate agli incroci che portano in città.
Qui, nel cuore del sistema di potere dei casalesi, dove si è scatenata la violenza feroce dei loro gruppi di fuoco, da ultimo con la strage efferata che ha mietuto le vite di sei immigrati, Sinistra democratica ha voluto testimoniare la propria vicinanza a Roberto Saviano e l’impegno per la legalità e la democrazia in una terra martoriata dalla criminalità .
Un impegno non semplice, che produce già in mattinata le prime reazioni: manifesti bruciati o imbrattati con scritte volgari contro Roberto Saviano nella vicina Villa Literno.
Eppure, come forse non ti aspetti, nella piazza principale davanti al municipio di Castelvolturno non si vedono ombre ma persone in carne ed ossa, militanti di Sd, da Napoli e da tutta la Campania, e persino una trentina di compagni e compagne che arrivano dai Castelli romani, ma anche semplici cittadini. E qualche provocatore, che ancora vorrebbe impedire di affiggere i manifesti che annunciano la manifestazione.
La sala del consiglio comunale è presto piena: c’è risposta. Il timore, non del tutto infondato, che una terra di camorra sia off limits per un’ iniziativa democratica si dissolve.
Ci sono, e portano la loro testimonianza, diversi amministratori locali della zona. C’è l’accusa forte, vibrante, di Rosalba Scafuro, assessore di Sd nella giunta di Castelvolturno fatta segno di atti di intimidazione nei giorni scorsi, che denuncia la pervasività del sistema camorristico fatto anche dei mille rivoli delle attività economiche sul territorio, con le quali è pressoché impossibile non entrare in qualche modo in contatto. Un sistema che condiziona, impone balzelli, inquina la vita delle persone senza che sia possibile resistere se non si ha alle spalle la presenza dello stato, di istituzioni credibili, di amministratori liberi.
Il capogruppo regionale di Sd, Tonino Scala, rivendica la battaglia contro l’esclusione sociale, che passa in Campania dalla difesa del reddito di cittadinanza minacciato dai tagli al bilancio regionale, come momento fondamentale del contrasto alla criminalità organizzata .
E ancora, il prof. Amato Lamberti, della direzione regionale di Sd, già presidente della provincia di Napoli, parla della miopia che porta a presumere di combattere la camorra con l’invio di militari. Più che un valido sistema di contrasto, l’ espressione di un forte deficit culturale e della sottovalutazione del nesso inestricabile tra criminalità e degrado sociale. Paolo Beni, presidente dell’Arci, ricorda invece il valore del lavoro come garanzia di libertà e autonomia delle persone, attuazione vera dei principi di solidarietà sociale garantiti dalla Costituzione repubblicana e antidoto alle forze dell’ antistato.
Roberto Natale, presidente della FNSI, suscita commozione e un lungo applauso quando ricorda la figura di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino caduto sotto il piombo della camorra a ventisei anni, nel 1985. Natale afferma che l’Italia è l’unico paese dell’occidente in cui si verifica un attacco costante e violento della criminalità contro il giornalismo e la libera informazione. Una stampa indipendente, una informazione che non sia vassalla del potere politico costituiscono per Natali il vero presidio democratico contro i poteri malavitosi. Il presidente della FNSI ricorda ancora la domanda angosciata di Rosaria Capacchione, la cronista della redazione casertana del Mattino, più volte minacciata e che vive sotto scorta, che si chiede perché fosse l’unica giornalista presente in aula a seguire il processo dei casalesi, mentre ai processi che riguardano i fatti di cronaca come quelli di Cogne o Perugia i giornalisti sono tanti da non riuscire ad entrare fisicamente nelle aule: il segno della distorsione del sistema dell’informazione di questo paese, che si manifesta anche nella geografia della proprietà dei mezzi di informazione.
E’ Moni Ovadia a riscuotere il largo assenso della platea quando attacca e denuncia la strumentalità e la rozzezza del razzismo, vera arma di distrazione di massa nelle mani di politici reazionari. Ovadia rievoca la celebre frase di Goering: per convincere un buon contadino tedesco ad imbracciare il fucile occorre convincerlo che un pericoloso nemico minaccia i confini. Allo stesso modo per paralizzare la volontà di opposizione e la capacità critica non c’è dispositivo politico più efficace del razzismo. Se non fosse peraltro che il razzismo ha colpito pesantemente, e a lungo, anche gli italiani, e non solo quelli del sud. Ai tempi della massiccia emigrazione italiana negli USA, nota Ovadia, anche Bossi e Borghezio sarebbero passati per esponenti di una razza non bianca, prossima a quella nera, e quindi potenzialmente pericolosa. Ovadia conclude ricordando le parole del pastore luterano Dietrich Bonhoffer, con le quali si ammoniva che quello che viene riservato agli altri e sembra non riguardare noi un giorno potrebbe toccarci da vicino.
Chiude Claudio Fava. E’ un intervento appassionato il suo, che rievoca la battaglia di Peppino Impastato, che già giovanissimo sfidò la mafia di Cinisi, lui, che pure era figlio di un mafioso. Come sfidarono il potere dei Greco, la potente famiglia mafiosa di Palermo, i giovanissimi studenti del liceo di Ciaculli che li invitarono a viso aperto a lasciare il loro feudo. Il senso è che solo una forte resistenza civile e democratica, solo l’impegno senza ombre di chi governa e di chi fa politica incide sulla lotta alla criminalità. Ombre che invece si allungano su un governo che conta tra le sue file il sottosegretario all’economia Cosentino, indicato da collaboratori di giustizia in stretti rapporti con il clan dei casalesi.
La manifestazione si conclude con l’ incontro tra una delegazione di Sd, tra cui lo stesso Fava, Gloria Buffo e Arturo Scotto, e gli immigrati del centro di accoglienza di Castelvolturno e con un intervento di Jean René Bilongo, che è componente del consiglio nazionale di Sd e a Castelvolturno vive. Bilongo, sull’onda delle grandi manifestazioni dell’11 e del 25 ottobre e della straripante vittoria di Barack Obama alle presidenziali americane, auspica l’inizio di una fase politica nuova anche nel nostro paese.
Una giornata importante, insomma, che apre alla speranza e al riscatto anche in una terra senza luce come è stata finora Castelvolturno e il litorale domizio. Una giornata che rafforza la convinzione che la lotta alla criminalità organizzata resta un elemento centrale e qualificante anche nel percorso che porta alla costruzione di una soggettività della sinistra unita e rinnovata.

giovedì 6 novembre 2008

Mare grosso a Sinistra

E' un fuoco incrociato di dichiarazioni e interviste, con gli esponenti della sinistra in fibrillazione a tutte le latitudini politiche. Accende la miccia Gennaro Migliore lunedì su Il manifesto, quando lancia la lista unica con la Sinistra democratica di Claudio Fava mantenendola aperta "a chi ci sta" del PdCI e dei Verdi. E senza indugio parla di un nuovo partito a sinistra del Pd e con esso raccordato nello sforzo di fare opposizione al governo delle destre. E' infatti cambiato lo scenario sociale, ora è possibile condizionare i democratici in chiave meno centrista e moderata. Ma soprattutto è il nuovo contesto della società che richiede questo passaggio politico, o meglio questo nuovo sbocco partitico. Tanto che già ci sono le prime date ufficiali di presentazione ma anche i contenuti stessi del progetto: venerdì l'associazione "Per la Sinistra", a Roma, mentre circola una carta di intenti firmata da alcuni intellettuali. Il tesseramento è iniziato in diverse zone (Puglia, Toscana, Liguria) e il battesimo solenne del nuovo soggetto è stato stabilito per il 13 dicembre, quando nascerà "La sinistra". In sostanza, la macchina dei giordano-vendoliani, gli eredi di Bertinotti, è stata innescata e vedrà coinvolte Sd, ma anche un parte dei Verdi (Paolo Cento) nonché una componente dei comunisti italiani (Belillo e Guidoni). Tanto che domani Nichi Vendola ci ritornerà con una intervista a La Repubblica, mentre Fava farà lo stesso su un altro organo di informazione. Naturalmente anche un modo per lanciare l'amo in acque democratiche.

Se non bastano le parole di Migliore, ecco oggi scendere in campo anche l'ex segretario del partito Franco Giordano che, in occasione di una intervista rilasciata a L'Unità, afferma: "uniamoci -in-di-pen-den-te-men-te dalla legge elettorale" per raccogliere "chi ci sta a sinistra del Pd". Di fatto la delegittimazione della maggioranza del Prc e della linea del Congresso di Chianciano: "Non possiamo coltivare micro intese: se Ferrero cerca di allearsi con Diliberto, chiudendo il recinto e così la partita, significa che vuole la scissione dentro Rifondazione". La colpa di spaccare il partito, accusa rivoltagli dall'attuale segreteria, è un calice troppo amaro da ingurgitare per la minoranza del Prc che lo allontana da sè. Così come quella di rincorrere i democratici. Tanto che sul tema Giordano riconosce la difficoltà del confronto, ma pure lo presenta come necessario: "Dovranno scegliere fra imprenditori e sindacati", ammonisce verso il Pd l'ex segretario, ma "non scelgo gli interlocutori e rilancio un confronto programmatico". Dunque sono i contenuti a fare fede e a creare le condizioni per l'intesa e questo Pd di lotta e di piazza appare un referente possibile in tale direzione antiberlusconiana, ma non solo.

Del resto a puntare l'indice verso la componente giordano-vendoliana è stato lo stesso responsabile organizzazione Claudio Grassi. "E' in atto un cambiamento positivo. E la loro proposta cos'è? In sostanza un percorso di scissione dall'unica forza che a sinistra ha una consistenza", dichiara a Il Manifesto oggi. E le metafore usate per stigmatizzare gli scissionisti sono indice anche della profonda antipatia politica verso il loro progetto, che Grassi definisce "riproposizione bonsai della sinistra arcobaleno" perché "il PdCI non ci sta e i Verdi hanno detto che vanno da soli". Una iniziativa appiattita sugli ex sinistra Ds, per cui "nel rapporto fra Prc e Pd "non c'è più il binomio unità-autonomia, ma vince la logica di Sd: fare accordi sempre e comunque". Ancora più chiaramente, il nuovo partito sarebbe "una dependance del Pd" che "non ha nessuna chance".

Dopo Grassi, interviene anche il segretario, per il quale Giordano, nella sua intervista a L'Unità, ha dimostrato che "è in cerca di pretesti per giustificare una rottura altrimenti ingiustificabile in base alle posizioni che lui stesso ha tenuto al congresso". Cioè quando la sua mozione aveva promesso che la casa paterna non sarebbe mai stata abbandonata, del resto ricorda Grassi che "su questa base hanno preso il 47% dei voti: sono sicuro che se decidono di uscire dal Prc, il grosso di quei compagni non li seguirebbe". La linea che verrà perseguita, spiega inoltre il segretario, è quella vincente nell'assise di luglio: "alle europee andremo con la lista del Prc", dice Ferrero, il che non vuol dire la chiusura con le altre forze della sinistra, perché le liste di Rifondazione sono aperte. A chi si sa, ovvero il PdCI di Diliberto, convinto sostenitore della corsa comune dei due partiti falcemartello che, anche lui, interverrà domani con una intervista su La Rinascita in cui verrà ribadito che l'obiettivo resta quello di "riunire le forze comuniste". Per il comunista sardo infatti le due formazioni devono riunificarsi. Prospettiva però che non garba molto alla maggioranza di Ferrero e Grassi, per cui si può pensare al massimo a fare, in occasione della tornata europea, una lista di Rifondazione ed aprirla ai comunisti italiani di Diliberto. Perché la linea di Chianciano da loro sostenuta è chiara: Rifondazione è irrinunciabile e da Rifondazione bisogna ripartire. Non a caso fa notare Grassi sempre oggi sulle pagine de Il Manifesto: "Diliberto ha ragione (ad invocare unità comunista, ndr) ma nel senso: lui espone la scelta chiara e netta del suo partito. Noi ne abbiamo fatta un'altra". Comunque "quanto alle europee stiamo al mandato congressuale". Dunque il Prc corre da solo, ma si apre al contributo esterno: "siamo pronti a verificare un rapporto con il PdCI e le altre forze interessate" perché "le nostre liste sono aperte". Ma attenzione: le "nostre".

Si procede dunque ad un gioco a rimbalzo, con la responsabilità della spaccatura, della scissione, della fine di un'era che viene lanciata in modo bidirezionale tra le due anime rifondarole. A fine giornata, intervengono di nuovo Migliore e Patrizia Sentinelli: "parliamo della necessità di ricostruire la sinistra...il farlo proponendo liste unitarie nelle prossime competizioni...ci pare di minimo buon senso massimamente malinteso da chi lo vuol per forza intendere solo come prodromo all'ennesima velleità partitista", dicono congiuntamente.

Se si pensa che siamo all'inizio e che il confronto si sposterà sul fronte economico non appena si avrà la fuoriuscita o l'allontanamento costrittivo (questione di punti di vista) della componente di Rifondazione per la sinistra, allora si comprende come altra tempesta sia in vista. Se i giordano-vendoliani rivendicheranno il 47% del patrimonio proporzionalmente ai voti incassati al congresso dalla loro mozione, Grassi ha già fatto sapere che c'è poco da trattare, perché "chi se ne va, va via a mani vuote". Del resto anche chi continuerà ad averle piene non sarà particolarmente ripagato vista la condizione finanziaria vissuta dal partito ormai extraparlamentare. Certo, ci sono gli immobili. Magari si potrà pensare di dividerli o sfruttarli insieme. In quel caso sarà utile confrontarsi e consigliarsi col Pd, esperto storico di co-abitazioni.

I giornalisti? Appecoronati sulla sinistra... Appecoroché?

A fare notizia non è l'attacco ai giornalisti, l'ennesimo in questi ultimi giorni. Ma l'infelice scelta del vocabolo utilizzato per denigrarli. Insomma, l'italiano è una bella lingua, con un lessico molto ricco. Avrebbe potuto esprimere lo stesso concetto definendoli: "chini, proni, ecc.". Invece no, "appecoronati". E dài!!!

Trasmettono ansia e sono "dark". Da oggi, anche "appecoronati" sulla sinistra. L'epiteto è del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che torna ad attaccare a muso duro conduttori e giornalisti televisivi. Dichiarazioni che alimentano la polemica in un giorno già caldo per il muro contro muro tra gli schieramnti sulla Vigilanza, mentre viale Mazzini esprime preoccupazione per il blitz negli studi di 'Chi l'ha visto?' respingendo ogni intimidazione e i giornalisti manifestano davanti a Montecitorio contro il "bavaglio" della legge sulle intercettazioni.
"Tutti i giorni ci sono attacchi televisivi nei nostri confronti, con tutti questi conduttori appecoronati sulla sinistra", ha tuonato il premier passeggiando tra gli stand del Salone del ciclo e del motociclo a Rho. Le dichiarazioni rimbalzano a Roma e infiammano immediatamente lo scontro: si tratta di parole "grevi" e "gravi", commenta il ministro delle comunicazioni del governo ombra del Pd, Giovanna Melandri. "Basta così, per favore. C'è un limite persino all'arroganza", rincara Vincenzo Vita. "Che lezione di stile dal presidente del consiglio. Un linguaggio da vero statista", ironizza il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi. Mentre fanno quadrato intorno al premier gli esponenti del Pdl: "Berlusconi ha detto unicamente la verità", taglia corto il vice presidente della Camera, Maurizio Lupi. Intanto, davanti al portone di Montecitorio i giornalisti italiani manifestavano. C'erano i vertici Fnsi (Siddi e Natale) e dell'Ordine (Del Boca), l'Unione cronisti, con il presidente Guido Columba, e l'Usigrai, guidata dal segretario Carlo Verna. Al centro della mobilitazione, che è iniziata con un incontro al Capranichetta, il ddl Alfano che prevede un giro di vite in tema di intercettazioni. Le parole del premier le hanno lette in diretta, sulle agenzie: "E' un motivo in più per manifestare". Le ragioni, d'altronde, non mancavano: dai tagli dell'editoria al mancato rinnovo del contratto, fino al grave episodio avvenuto lunedì nella sede Rai di via Teulada, dove 40 giovani imbavagliati hanno fatto irruzione nello studio di 'Chi l'ha visto?'. Il blitz, rivendicato da un'organizzazione di estrema destra, è stato al centro della riunione di ieri del Cda, che ha giudicato "grave e preoccupante" l'episodio in un documento approvato all'unanimità, nel quale si "respinge qualsiasi forma di intimidazione". Sulla vicenda, la Procura di Roma ha avviato un'inchiesta: le ipotesi di reato sono violenza a un incaricato di pubblico servizio e invasione di edificio. Intanto il Pd, con un'interpellanza urgente al ministro dell'Interno Maroni, ha chiesto di sapere se siano stati individuati gli autori dell'irruzione e quali siano i provvedimenti assunti in merito. Da parte sua, l'inquilino del Viminale interpellato dai cronisti a Montecitorio si è limitato a dire che sulla vicenda ci sono "indagini in corso".
la7.it

martedì 4 novembre 2008

"Uso strumentale e criminale del servizio pubblico", firmato forza nuova

Uso strumentale e criminale del servizio pubblico. E' una frase che non suona nuova... anche se a firmarala questa volta non è il Presidente del Consiglio, ma un'organizzazione neofascista. Una frase che ripropone con forza domande vecchie e ne pone delle nuove. Alle quali non seguiranno risposte. Comunque:
- una volta per tutte, mettiamoci d'accordo: cosa intendiamo per informazione? E di cosa discutiamo quando parliamo del dovere del servizio pubblico di offrire una informazione libera e plurale?
- in un paese che si ritiene civile, è possibile che gli studi del servizio pubblico (così come quelli di qualsiasi altro organo di informazione) siano presi d'assalto, come nella peggiore tradizione sudamericana? Ed è tollerabile che il Ministro dell'Interno ed il Parlamento non avvertano la necessità di assumere una forte presa di posizione sull'accaduto ma che, addirittura, dalle fila della maggioranza parlamentare si arrivi ad attribuire ai giornalisti la responsabilità dell'accaduto?

"È stata effettuata una pacifica passeggiata negli studi Rai di via Teulada in Roma.
Abbiamo voluto denunciare un uso strumentale e criminale del servizio pubblico: infatti nella puntata del 3 novembre della trasmissione 'Chi l'ha visto?' sono state mostrate immagini di militanti del Blocco Studentesco, invitando i telespettatori a fornire informazioni e generalità di ragazzi che non sono né scomparsi, né tantomeno sconosciuti", hanno tenuto a far sapere da Casapound Italia in una nota.



Un gruppo di estremisti di destra prende d'assalto gli studi Rai della storica sede di via Teulada, dov'è la redazione del programma Chi l'ha visto?
Chi l'ha visto? è colpevole di aver mandato in onda i filmati dell'aggressione fascista di piazza Navona operata sempre da estremisti di destra.




Ma la colpa è dei giornalisti di chi l'ha visto per il senatore del Pdl Domenico Gramazio

"Quanto accaduto nella trasmissione 'Chi l'ha visto' è un episodio gravissimo che ci riporta indietro negli anni, durante i quali bastava la divergenza di opinione politica come pretesto per violenze e condanne sommarie. Presenterò una interrogazione urgente al ministro competente nella quale chiederò che sia aperta un'indagine dettagliata per il reato di istigazione a delinquere. Inoltre, chiederò un incontro con il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Paolo Bonaiuti, al fine di fare luce su questa ignobile vicenda. Chiedere agli spettatori l'identificazione dei giovani appartenenti a Blocco Studentesco utilizzando i video girati nei giorni scorsi soprattutto in considerazione del fatto che le forze dell'ordine già possiedono tutte le informazioni necessarie, ci porta indietro di molti anni, quando Lotta Continua preparava vademecum dove apparivano i nomi degli attivisti di destra presenti nelle scuole e nelle università italiane. L'unica differenza è che oggi questa campagna pericolosa e denigratoria, viene pagata con il canone di tutti i cittadini e viene fatta su canali della Tv di Stato. Quanto è avvenuto è uno scandalo, qualcuno ne dovrà rispondere"

Al Tg3 facce troppo dark, gotiche... Sosituiamoli

L'antifascismo? È obsoleto. La P2? Tutta una montatura. L'antimafia? Il conto costi-benefici è in rosso. "Gomorra"? Cattiva pubblicità per l'Italia. Gli studenti che manifestano? Figli del fascismo rosso. Il Tg3? Cambiare gli uomini... Sembra un'intervista finta: la summa del "politicamente scorretto", la libertà da macchietta di chi dà fiato alla pancia anziché alla ragione. E invece no. È l'intervista vera di Marcello Dell'Utri, uscito dalle nebbie. (l'Unità)


Link alle altri parti dell'intervista

sabato 1 novembre 2008

Venerabile tv. Vomitevole Italia



"L'unico che può andare avanti è Silvio Berlusconi". Lo ha detto - riferendosi al 'piano di rinascita democratica' - l'ex gran maestro della loggia P2, Licio Gelli, nel corso della trasmissione 'Venerabile Italia', presentata oggi a Firenze e che andrà in onda su Odeon Tv a partire da lunedì prossimo.

Berlusconi, secondo Gelli, può portare avanti questo progetto "non perché era iscritto alla P2, ma perché ha la tempra del grande uomo, che ha saputo fare, anche se ora dimostra un po' di debolezza, perché non si avvale della maggioranza parlamentare che ha. Non condivido il Governo Berlusconi - ha poi proseguito l'ex gran maestro - perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Ci sono provvedimenti che non vengono presi perché sono impopolari e invece andrebbero presi. Bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato".

Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica".

Non c'è stato nessun commento da parte del governo.

D'accordo con la Gelmini
"In linea di massima sono d'accordo con la riforma Gelmini perché ripristina un po' di ordine". Spiega Gelli, "il maestro unico è molto importante perché, quando c'era, conosceva l'alunno" e poi "il tema dell'abbigliamento è importante perché l'ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito".

Quanto alle manifestazioni studentesche, "non ci dovrebbero essere: gli studenti dovrebbero essere in aula a studiare, bisognerebbe proteggere chi vuole studiare - sostiene Gelli -. Nelle piazze non si studia: se viene garantita la libertà di scioperare, dovrebbe essere tutelato anche chi vuole studiare, e molti in piazza non ne hanno voglia" e "dovrebbe essere proibito portare i bambini in piazza perché così non crescono educati".

Riferendosi poi a quale forza politica, secondo lui, abbia messo in pratica il piano di rilancio democratico, Gelli ha aggiunto: "Tutti si sono abbeverati, tutti ne hanno preso spunto. Ma i partiti veri non esistono più, non c'è più destra o sinistra. A sinistra ci sono quindici frange e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica".

Rispondendo ancora ad una domanda dei giornalisti sul 'lodo Alfano', Gelli ha poi aggiunto che "l'immunità ai grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia e che non si macchiano mai". Infine, sull'eventuale figura in grado di succedere a Berlusconi, Gelli ha detto: "avevo molta fiducia in Fini, perché aveva avuto un grande maestro come Giorgio Almirante. Oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato".
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